Il Ghetto di Roma

Il 16 ottobre 1943 è una data tristemente importante per la comunità ebraica della città di Roma e di tutta l’Italia; è l’ultima tappa di un calvario iniziato nel 1938 con la divulgazione delle leggi razziali che escludevano i cittadini italiani di “razza ebraica” dalla partecipazione alla vita pubblica, dal lavoro, dalle scuole, dagli uffici; viene vietata persino la pubblicazione sui giornali dei necrologi degli ebrei deceduti.

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Nel settembre del ’38 arriva il primo provvedimento della svolta antisemita del regime con l’espulsione degli ebrei da tutte le scuole e dalle università del regno d’Italia, tanto che le diverse comunità ebraiche sono costretta in fretta e furia ad aprire gli studi parificati agli studenti cacciati dalla scuola. Sulle pagelle degli studenti inizialmente c’era solo il nome; cambiando scuola si cominciò a vedere, vicino al nome, l’appellativo di “razza ebraica”, scritto in piccolo; ogni anno veniva scritto sempre più grande fino a diventare un’enorme scritta di colore rosso, perché, come la scritta, l’odio verso gli ebrei cresceva sempre di più.

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Nel novembre del ’38, dopo la cacciata dalle scuole, arrivano le leggi antisemite vere e proprie; agli ebrei viene impedito di lavorare per lo Stato, di far parte del partito fascista, di svolgere un numero altissimo di mestieri e professioni come l’avvocato, il medico, l’ingegnere; viene limitato il numero di proprietà immobiliari e la gestione di aziende con più di 100 dipendenti. ll fascismo italiano non nasce antisemita e nel programma o nella sua politica, fino a metà degli anni ’30, non c’è alcun accenno al cosiddetto “problema ebraico”. Fu dopo l’avvicinamento alla Germania nazista che Mussolini decide di imprimere una svolta in senso razzista alla politica del regime.

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Tra le ore 05:30 e le ore 14:00 di sabato 16 ottobre del 1943 (il sabato nero), le SS invadono le strade del Ghetto di Roma e rastrellano 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 bambini e bambine. Vennero caricati in camion militari e portati al Collegio Militare di Palazzo Salviati in via della Lungara 82-83. Poco dopo, 1023 dei 1259 rastrellati ,verranno trasportati direttamente al campo di concentramento di Auschwitz, su di un convoglio composto da 18 carri da bestiame con partenza dalla stazione Tiburtina.

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Arrivati al campo di concentramento di Auschwitz 820 deportati, dopo essere stati giudicati fisicamente inabili al lavoro, furono immediatamente condotti nelle camere a gas ed uccisi. I loro cadaveri,privati dei denti d’oro, furono bruciati nei forni crematori. I deportati rimasti furono in parte destinati ad altri campi di sterminio. Tornarono in Italia solo 15 uomini, tra cui Cesare Segni ed una donna, Settimia Spizzichino che sopravvisse al campo di concentramento di Bergen-Belsen e morì nel 2000. Nessuno dei bambini è mai tornato

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Dopo il rastrellamento del Ghetto di Roma per mano dei nazisti, a tradire gli ebrei sfuggiti alla razzia ci pensarono gli stessi romani e gli stessi appartenenti alla comunità ebraica della città.Un ebreo maschio in età da lavoro valeva 5000 lire, una donna 3000 lire ed un bambino 1500 lire. Tra questi traditori spicca il nome di Celeste Di Porto, una ragazza che abitava in Via della Reginella e che era talmente bella da essere soprannominata la stella di Piazza Giudia. Celeste era una giovane ebrea di 18 anni, pronta a tradire per soldi e diventata per questo la pantera nera del Ghetto di Roma.

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Tra gli ebrei che furono catturati ed uccisi per colpa di Celeste di Porto c’era Lazzaro Anticoli, un ragazzo che il 23 marzo del 1944 viene catturato in via Arenula, incarcerato a Regina Coelii ed ucciso il giorno dopo alle Fosse Ardeatine. Nella sua cella del carcere romano Lazzaro incise con un chiodo: Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mia è colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi.

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Nel Ghetto di Roma c’è anche chi riesce ad infondere un messaggio di speranza, quella speranza di poter resistere e lottare contro i persecutori. Simbolo di questa resistenza è l’ebreo romano Pacifico di Consiglio, un ragazzo di 24 anni che veniva chiamato Moretto. Moretto era un pugile dilettante famoso per essersi ribellato alle bande del capo della polizia tedesca che avevano a capo il colonnello Kapler; per riuscire in questo intento fece innamorare di se la nipote di Luigi Roselli, uno dei più crudeli collaboratori italiani dei nazisti, facendosi svelare più informazioni possibili dalla ragazza.

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Le immagini del Ghetto ebraico di Roma, zona affascinante della capitale.e suo malgrado protagonista di uno dei periodi più bui della storia italiana.
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